Vincenzo Moretti è un amico di anni pre-internettiani. L'ho conosciuto a Napoli quando lui era responsabile della Cgil campana e io reporter da poco approdata alla Mondadori. Ero lì a lavorare a un'inchiesta di economia sull'industria del falso made-in-Italy a quattro mani con il collega Luca De Biase. Quasi vent'anni fa. Siamo rimasti amici a distanza, via email. Quando sono approdata a La Stampa come responsabile del sito Internet, lui mi ha proposto un blog per il canale Scuola, e lo ha curato con passione, mentre faceva mille altre cose, passando dal sindacato all'elearning e diventando molto più internettiano di me.L'ho finalmente rivisto in occasione del tour per il lancio del suo libro scritto a quattro mani con il figlio musicista Luca, Enakapata (="È ‘nà capata", in napoletano, che dalle mie parti si dice "è una figata", o "è geniale"): un diario-blog di viaggio e lavoro che vede padre e figlio napoletani in Giappone, incontro-scontro di culture diverse, "lost and found in translation" da Secondigliano all'istituto di ricerche genetiche Riken di Tokyo raccontato con intelligenza e ironia. Zeppo di personaggi impegnati nell'innovazione. Ma soprattutto di aneddoti, come la descrizione stupìta della raccolta differenziata che come mai funziona in una città di 35 milioni di abitanti che separano i rifiuti in grandi sacchi di plastica trasparenti disposti con ordine fuori casa, e non a Napoli (ma nemmeno a Torino!), dove impazza lo scandalo-spazzatura, che ci fa vergognare nel mondo...continua...
lunedì, giugno 29, 2009 |
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Enakapata,
Riken,
Torino
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A un anno dalla strage di Akihabara, il quartiere dell’elettronica di Tokyo dove un ragazzo di 25 anni ha ucciso a coltellate sette passanti, il settimanale Aera rilette sui disagi della cosiddetta generazione perduta. La definizione è comparsa sui giornali alla fine degli anni novanta e si riferisce ai giovani laureati giapponesi tra i 25 e i 35 anni che faticano a trovare un lavoro e non si sentono realizzati. “Più della metà dei giovani di questa generazione sostiene di non sentirsi soddisfatta del lavoro trovato dopo la laurea. I genitori hanno una grande responsabilità in questa situazione: con il calo delle nascite, hanno concentrato ogni attenzione sui figli unici, rendendoli più insicuri e irresponsabili”, scrive Aera. “Da qualche anno i giovani sono anche più deboli fisicamente, perché invece di giocare all’aperto passano il loro tempo davanti ai videogiochi. Inoltre, rimangono chiusi nelle loro stanze e faticano sempre più ad affrontare una conversazione. E nonostante la diffusione di internet e dei cellulari, provano un forte senso di isolamento. Dato che la società non è capace di offrire soluzioni al loro malessere riversano la rabbia all’esterno, in alcuni casi arrivando a compiere crimini atroci. In fondo, anche il gesto del venticinquenne di Akihabara può essere considerato una forma di suicidio”.
di Alessia Cerantola per Internazionale
venerdì, giugno 26, 2009 |
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Akihabara
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Tsushima è un’isola particolare. Appartiene al Giappone ma è raggiungibile più facilmente dalla città sudcoreana di Pusan, che si trova a soli cinquanta chilometri. L’isola non ha mai ricevuto molti aiuti da Tokyo, ma questo non le ha impedito di diventare un’importante meta turistica per i coreani. Oggi i cartelli stradali, i menù dei ristoranti e perino gli avvisi negli ufici postali sono in giapponese e in coreano.
Nel 2004 la prefettura di Nagasaki, che amministra l’isola, ha approvato una legge speciale che permette agli stranieri di comprare beni immobili. Molti coreani ne hanno approfittato e l’isola è stata ribattezzata “Tsushima la coreana”. La destra sciovinista giapponese, contraria all’iniziativa, ha cominciato a parlare di un complotto coreano per mettere in pericolo la sicurezza del Giappone. “Sono accuse senza fondamento, che danneggiano i rapporti tra i due paesi e creano solo confusione”, commenta il mensile Courrier Japon. “In realtà Tsushima non è impaurita dall’arrivo dei coreani. Anzi dalla Corea del Sud arrivano mediatori culturali e insegnanti madrelingua”. Anche gli abitanti dell’isola apprezzano la presenza coreana: “Molti sottolineano che Tokyo non ha mai fatto molto per Tsushima, che invece grazie all’arrivo dei turisti è tornata a vivere”.
di Alessia Cerantola per Internazionale
martedì, giugno 23, 2009 |
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Pusan,
Tsushima
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Cartoni animati cruenti, pesce crudo da mangiare e il Karate di Bruce Lee (che, tra l’altro, era di origini cinesi): gli stereotipi nostrani sulla terra del sol levante sono più o meno questi, come accade ad altre latitudini, quando, pensando a noi italiani, parlano di pizza, spaghetti e mafia e la cosa non ci fa tanto piacere. Il libro “Enakapata – da Secondigliano a Tokyo”, scritto a quattro mani dagli autori partenopei Vincenzo e Luca Moretti, racchiude in sé tanti significati, tra i quali anche l’intento di approfondire nel migliore dei modi possibili la conoscenza di una cultura tanto lontana e tanto etichettata dagli occidentali.
Il libro, edito da Ediesse, è protagonista in questi giorni di un tour di presentazione in Italia, dalla Campania al Piemonte. I due autori, Vincenzo Moretti docente di Sociologia dell’organizzazione all’Università di Salerno e Luca, suo figlio, musicista e appassionato di cultura nipponica, hanno fatto tappa a Torino lo scorso 5 giugno, in un incontro organizzato nella libreria Coop di piazza Castello. In quest’occasione padre e figlio hanno parlato del testo, un diario nato dal viaggio a Tokyo di Vincenzo con lo scopo di fare ricerca, accompagnato dal figlio Luca.
Enakapata vive di diversi fili conduttori, è una perfetta fotografia del Giappone moderno, della sua cultura e della sua società, vista attraverso gli occhi di due scrittori privi di ogni preconcetto o cliché. Uno strumento che permette, inoltre, di mettere a confronto le due città, Napoli e Tokyo, e i due paesi, Italia e Giappone, evidenziando similitudini e differenze. L'intento è quello di far cogliere al lettore quelle peculiarità orientali viste generalmente come delle stranezze, ma che costituiscono, secondo il libro, il valore aggiunto di una società perfettamente organizzata (o quasi) e dagli alti valori civili. Infine, questo libro presenta anche un lato molto umano nella riscoperta del rapporto tra padre e figlio, messi a stretto contatto grazie ai trenta giorni trascorsi in Giappone.
Diversi gli interventi nel corso della presentazione. Vincenzo Moretti ha fatto un’analisi a largo spettro del testo e della sua esperienza, soffermandosi non poco sulla visione del paese fatta attraverso gli occhi di un non-turista. Il figlio Luca, invece, ha usato un’ironia che racchiude, forse, molta parte del senso del libro: “Che paese strano! Perdono così tanto tempo a differenziare i rifiuti”; o anche: “Pensare che sono talmente puntuali che si può regolare l’orologio in base all’orario dei treni”. Bella la proposta fatta da Anna Masera, direttrice de La Stampa web, a cui è stata affidata l’introduzione. Secondo la giornalista, questo testo andrebbe adottato nelle scuole come libro di educazione civica. Presente tra i relatori dell’incontro anche la giornalista Alessia Cerantola, dottoressa in Lingue e civiltà orientali. Nel suo intervento, la dottoressa Cerantola ha descritto bene l’evoluzione di questo paese dal secondo dopoguerra a oggi e ha sottolineato fondamentalmente un concetto: “Una cultura che non si conosce può apparire strana, può essere facilmente etichettata negativamente. Un errore che nel caso del Giappone non permette di cogliere quello che questo paese ha di bello da offrire e che si può prendere come modello”. |
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| di Antonio Junior Ruggiero per Futura |
domenica, giugno 21, 2009 |
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Enakapata,
Secondigliano,
Tokyo
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Il viaggio di un torinese per raggiungere la fidanzata
TORINO
Impossibile? «E chi l’ha detto». Questa è la storia di “Perci” un barista di Torino che ha deciso di lasciare tutto per raggiungere la sua ragazza in Giappone. E fin qui. Ma è la prova d’amore che non è da tutti: a Kyoto vuole arrivarci in Vespa, macinando qualcosa come ventimila chilometri, attraverso i Balcani, la Turchia, l’Iran, il Pakistan, l’India e il Sud-Est asiatico. Giuseppe Percivati, 23 anni, ci metterà di suo un bel po’ di sana follia, per il resto gli basta immaginare gli occhi a mandorla della bella Saki, di un anno più giovane, la studentessa universitaria che gli ha rubato il cuore. «Lo faccio per seguire tre passioni: la mia ragazza, la Vespa, il viaggiare», chiarisce subito, lapidario, sul sito Internet www.percitour.com che è già, fin d’ora, il suo diario d’avventura...
continua...
martedì, giugno 16, 2009 |
Category:
Kyoto,
vespa. Torino
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Le foto della terrazza della mia amica Anna Masera non ci sono più. O, per meglio dire, le foto con Francesco, Luca, Alessia, Giorgio, Cinzia, me e Anna sulla terrazza di Anna non ci sono più. Forse per la vendetta di un tabaccaio. Di certo senza nessuna conseguenza. La serata è stata bellissima. Di più. Leggera. Ancora di più. Supercalifragilistiserendipitosa. Di quelle che nascono così, per genio e per caso. Di quelle che le vivi così e ne hai un piacere strepitoso. Non ci credete?...www.enakapata.wordpress.com/2009/06/08/terrazza/
di Vincenzo Moretti
martedì, giugno 16, 2009 |
Category:
Enakapata
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Un recente incontro sull'agricoltura, organizzato dall'istituto di ricerca Mitsubishi, ha portato alla luce un interesse crescente delle aziende giappoensi nei confronti dell'agricoltura. Le ditte che hanno partecipato erano 270 e provenivano da tutto l'arcipelago. Il dato interessante è che molte aziende attive in settori diversi, come quello siderurgico o finanziario, hanno chiesto informazioni su come riconvertirsi alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti agricoli.
Secondo il settimanale Aera in molti vorrebbero approfittare del vento positivo che soffia sul settore: il ministero dell'economia e quello dell'agricoltura, foresta e pesca hanno promesso delle sovvenzioni per iniziare o modificare un'attività agricola. I problemi, però non mancano: i giovani sono attirati dai lavori nei campi, le tecniche di coltivazione sono ancora molto inquinanti e la concorrenza straniera è accanita. "I prodotti agricoli giapponesi costano troppo poco", secondo Kenji Yamamoto, consulente del settore. "Per quanto gli affari vadano bene è difficile che le aziende ricavino grandi profitti in breve tempo. L'agricoltura non è una bacchetta magica per uscire dalla crisi".
Tuttavia, la fiera ha dimostrato che sono molte le aziende che cominciano a credere nella possibilità di una "rinascita verde".di Alessia Cerantola per
Internazionale
martedì, giugno 16, 2009 |
Category:
agricoltura,
Mitsubishi
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Nell'ottobre del 2008 gli studenti delle scuole private di Osaka si sono presentati alla sede della provincia con questa richiesta: "Non toglieteci la possibilità di studiare". Lo scopo era protestare contro alcuni provvedimenti del governatore Toru Hashimoto.
Eletto nel gennaio del 2008 con un consenso superiore all'80 per cento, l'ex stella della televisione Hashimoto ha introdotto alcune riforme presentando Osaka come un'azienda in fallimento che doveva tagliare le spese. Uno dei primi provvedimenti è stata la riduzione delle sovvenzioni alle scuole. La conseguenza è stata pesante soprattutto per la maggior parte degli istituti privati che a primavera, con l'inizio dell'anno scolastico, hanno aumentato le rette. Negli ultimi anni le iscrizioni nelle scuole private erano aumentate a causa della sfiducia nei confronti di quelle pubbliche, che hanno problemi di organizzazione e pochi insegnanti qualificati.
Ora, però, molti genitori non sanno come far continuare gli studi ai figli. "Sarà anche colpa della crisi finanziaria, ma i nuovi iscritti diminuiscono ogni anno", dice Kazuhiko Kojima, direttore di un centro di recupero degli anni scolastici. Forse i tagli non renderanno Osaka la città dei bambini sorridenti come vorrebbe Hashimoto. Ma probabilmente riporteranno gli studenti nelle scuole pubbliche.
di Alessia Cerantola per Internazionale
giovedì, giugno 04, 2009 |
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Osaka,
scuola
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Il trasferimento del mercato del pesce di Tokyo è ormai imminente. Aperto nel 1935 a Tsukiji, nel cuore della capitale, è il più grande del Giappone e uno dei principali del mondo. Nel mercato lavorano tra le 60 e le 65mila persone (rivenditori, amministratori e operai) occupate con vari turni. Gli spazi erano già stati riprogettati nel 1988 per dividere il settore dei prodotti ittici da quello delle verdure.
I lavori, però, erano andati troppo per le lunghe mettendo a rischio i guadagni dei rivenditori. Per questo nel 2001 si era deciso di trasferire il mercato a Toyosu, nell'ex sede dell'azienda Tokyo Gas. Ma qui, nel 2007, una squadra di specialisti ha segnalato livelli superiori alla norma di particelle cancerogene tra cui benzene, cianuro, piombo e arsenico. Il sindaco di Tokyo, Shintaro Ishihara ha tenuto nascosto il problema, ignorando la proposta di piano di bonifica presentata dai tecnici del comune.
Ora Ishihara smentisce l'accusa di aver insabbiato la questione, ma l'opinione pubblica crede poco alle sue dichiarazioni sulla sicurezza del posto. I commercianti del mercato, invece, stanno cedendo: a febbraio hanno eletto il nuovo direttore della loro associazione, favorevole al nuovo sito. Ora, conclude il mensile Foresight, non resta che chiedere l'opinione dei consumatori che non sono mai stati consultati.
di Alessia Cerantola per Internazionale
lunedì, giugno 01, 2009 |
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Ishihara,
pesce,
Tokyo,
Tsukiji
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