Cartoni animati cruenti, pesce crudo da mangiare e il Karate di Bruce Lee (che, tra l’altro, era di origini cinesi): gli stereotipi nostrani sulla terra del sol levante sono più o meno questi, come accade ad altre latitudini, quando, pensando a noi italiani, parlano di pizza, spaghetti e mafia e la cosa non ci fa tanto piacere. Il libro “Enakapata – da Secondigliano a Tokyo”, scritto a quattro mani dagli autori partenopei Vincenzo e Luca Moretti, racchiude in sé tanti significati, tra i quali anche l’intento di approfondire nel migliore dei modi possibili la conoscenza di una cultura tanto lontana e tanto etichettata dagli occidentali.
Il libro, edito da Ediesse, è protagonista in questi giorni di un tour di presentazione in Italia, dalla Campania al Piemonte. I due autori, Vincenzo Moretti docente di Sociologia dell’organizzazione all’Università di Salerno e Luca, suo figlio, musicista e appassionato di cultura nipponica, hanno fatto tappa a Torino lo scorso 5 giugno, in un incontro organizzato nella libreria Coop di piazza Castello. In quest’occasione padre e figlio hanno parlato del testo, un diario nato dal viaggio a Tokyo di Vincenzo con lo scopo di fare ricerca, accompagnato dal figlio Luca.
Enakapata vive di diversi fili conduttori, è una perfetta fotografia del Giappone moderno, della sua cultura e della sua società, vista attraverso gli occhi di due scrittori privi di ogni preconcetto o cliché. Uno strumento che permette, inoltre, di mettere a confronto le due città, Napoli e Tokyo, e i due paesi, Italia e Giappone, evidenziando similitudini e differenze. L'intento è quello di far cogliere al lettore quelle peculiarità orientali viste generalmente come delle stranezze, ma che costituiscono, secondo il libro, il valore aggiunto di una società perfettamente organizzata (o quasi) e dagli alti valori civili. Infine, questo libro presenta anche un lato molto umano nella riscoperta del rapporto tra padre e figlio, messi a stretto contatto grazie ai trenta giorni trascorsi in Giappone.
Diversi gli interventi nel corso della presentazione. Vincenzo Moretti ha fatto un’analisi a largo spettro del testo e della sua esperienza, soffermandosi non poco sulla visione del paese fatta attraverso gli occhi di un non-turista. Il figlio Luca, invece, ha usato un’ironia che racchiude, forse, molta parte del senso del libro: “Che paese strano! Perdono così tanto tempo a differenziare i rifiuti”; o anche: “Pensare che sono talmente puntuali che si può regolare l’orologio in base all’orario dei treni”. Bella la proposta fatta da Anna Masera, direttrice de La Stampa web, a cui è stata affidata l’introduzione. Secondo la giornalista, questo testo andrebbe adottato nelle scuole come libro di educazione civica. Presente tra i relatori dell’incontro anche la giornalista Alessia Cerantola, dottoressa in Lingue e civiltà orientali. Nel suo intervento, la dottoressa Cerantola ha descritto bene l’evoluzione di questo paese dal secondo dopoguerra a oggi e ha sottolineato fondamentalmente un concetto: “Una cultura che non si conosce può apparire strana, può essere facilmente etichettata negativamente. Un errore che nel caso del Giappone non permette di cogliere quello che questo paese ha di bello da offrire e che si può prendere come modello”.
| di Antonio Junior Ruggiero per Futura |


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