Tsushima è un’isola particolare. Appartiene al Giappone ma è raggiungibile più facilmente dalla città sudcoreana di Pusan, che si trova a soli cinquanta chilometri. L’isola non ha mai ricevuto molti aiuti da Tokyo, ma questo non le ha impedito di diventare un’importante meta turistica per i coreani. Oggi i cartelli stradali, i menù dei ristoranti e perino gli avvisi negli ufici postali sono in giapponese e in coreano.
Nel 2004 la prefettura di Nagasaki, che amministra l’isola, ha approvato una legge speciale che permette agli stranieri di comprare beni immobili. Molti coreani ne hanno approfittato e l’isola è stata ribattezzata “Tsushima la coreana”. La destra sciovinista giapponese, contraria all’iniziativa, ha cominciato a parlare di un complotto coreano per mettere in pericolo la sicurezza del Giappone. “Sono accuse senza fondamento, che danneggiano i rapporti tra i due paesi e creano solo confusione”, commenta il mensile Courrier Japon. “In realtà Tsushima non è impaurita dall’arrivo dei coreani. Anzi dalla Corea del Sud arrivano mediatori culturali e insegnanti madrelingua”. Anche gli abitanti dell’isola apprezzano la presenza coreana: “Molti sottolineano che Tokyo non ha mai fatto molto per Tsushima, che invece grazie all’arrivo dei turisti è tornata a vivere”.


di Alessia Cerantola per Internazionale

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