
Vincenzo Moretti è un amico di anni pre-internettiani. L'ho conosciuto a Napoli quando lui era responsabile della Cgil campana e io reporter da poco approdata alla Mondadori. Ero lì a lavorare a un'inchiesta di economia sull'industria del falso made-in-Italy a quattro mani con il collega Luca De Biase. Quasi vent'anni fa. Siamo rimasti amici a distanza, via email. Quando sono approdata a La Stampa come responsabile del sito Internet, lui mi ha proposto un blog per il canale Scuola, e lo ha curato con passione, mentre faceva mille altre cose, passando dal sindacato all'elearning e diventando molto più internettiano di me.
L'ho finalmente rivisto in occasione del tour per il lancio del suo libro scritto a quattro mani con il figlio musicista Luca, Enakapata (="È ‘nà capata", in napoletano, che dalle mie parti si dice "è una figata", o "è geniale"): un diario-blog di viaggio e lavoro che vede padre e figlio napoletani in Giappone, incontro-scontro di culture diverse, "lost and found in translation" da Secondigliano all'istituto di ricerche genetiche Riken di Tokyo raccontato con intelligenza e ironia. Zeppo di personaggi impegnati nell'innovazione. Ma soprattutto di aneddoti, come la descrizione stupìta della raccolta differenziata che come mai funziona in una città di 35 milioni di abitanti che separano i rifiuti in grandi sacchi di plastica trasparenti disposti con ordine fuori casa, e non a Napoli (ma nemmeno a Torino!), dove impazza lo scandalo-spazzatura, che ci fa vergognare nel mondo...
continua...


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